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Come comportarsi quando il bambino piccolo piange, tecniche e strategie per capire il suo pianto, consigli pratici.
Istruzioni:

1) Sentir piangere il bambino è una delle prove quotidiane dei genitori; prova crudele: perché piange? È Malato? Piangono tanto anche gli altri bambini? Devo prenderlo in braccio o, al contrario, non devo farlo per non rendermi schiava?
2) Quando bebè sarà in grado di dirti: «ho fame, ho caldo, mi fa male», il pianto non sarà più un problema. Ma fintanto che non avrà altra possibilità per esprimersi, le urla e le lacrime sono il suo unico linguaggio, non sempre facile da capire.
3) Ecco, in primo luogo, una certezza rassicurante: fra qualche settimana le tue orecchie avranno imparato a distinguere tra il pianto da capriccio, il pianto da lamento e il pianto normale. Dimenticherai allora le angosce passate, dato che il pianto di bebè parlerà chiaro al tuo istinto materno o paterno.
4) Qualche consiglio pratico: innanzitutto vai sempre a controllare il bambino, se piange. Assicurati che non sia in una cattiva posizione, che non abbia gii indumenti troppo stretti, che non abbia troppo caldo, che non abbia la luce negli occhi.
5) Forse è stato svegliato da un rumore. Ha fatto il ruttino, dopo l’ultima poppata? È Bagnato? Lo hai cambiato? Non ha il sederino irritato? Non è quasi l’ora della poppata? Non ha evacuato aria?
6) Se tutto è normale, se i motivi citati come esempio non sono in causa, allora è probabile che tuo figlio stia semplicemente «scaricandosi i nervi». I primi 3 mesi: alcuni lattanti sani piangono ogni giorno, alla stessa ora, senza una ragione precisa.
7) Succede così: dopo la poppata o il biberon, bebè, soddisfatto, si addormenta profondamente. Poi, all’improvviso, si sveglia e incomincia a piangere, con sempre maggiore intensità. Il fatto si ripete ogni giorno.
8) L’età tipica della crisi di pianto quotidiana va dalla seconda alla decima settimana di vita. Il bambino piange in particolare a determinate ore, che possono variare a seconda dell’età, ma che, durante i primi due o tre mesi, coincidono con la fine del pomeriggio.
9) Se questo pianto è normale, non vi è ragione per preoccuparsi. Certamente bebè non è ammalato e questo pianto è per lui un mezzo per scaricare il nervosismo accumulato nelle ore precedenti.
10) Immagina un lattante che è stato per due ore con i pannolini sporchi o che è stato svegliato di soprassalto da una porta sbattuta, da una frenata violenta o dalla radio o televisione del vicino o che qualcuno è entrato nella sua stanza con una sigaretta, il cui odore lo ha infastidito.
11) Per due, tre ore, bebè è rimasto tranquillo nella sua culla. Poi, a un preciso momento, in genere sempre lo stesso, ogni giorno, prova improvvisamente il bisogno di scaricare i nervi, di rilassarsi.
12) Cosa fa, allora? Si mette a piangere, con tutte le sue forze. I genitori, agitati, si chinano sulla culla, ma niente, apparentemente, lo disturba ed essi si persuadono che tutto va bene. Il pianto non è causato solo dal nervosismo.
13) Spesso è la conseguenza delle ben note «coliche del tardo pomeriggio», che dopo i primi mesi di vita tendono a scomparire spontaneamente. E’ giusto prendere in braccio un bebè che piange?
14) Spontaneamente te ne verrebbe voglia, perché non consideri questo pianto come un suo modo di comunicare; lo interpreti come una espressione di dolore e ti innervosisci e ti irriti nel sentirlo piangere.
15) Prima di sollevarlo dalla culla, prova a parlargli dolcemente; cambiagli posizione; distrailo fissando al lettino un ninnolo o un pezzo di stoffa rossa, oppure spingi la culla verso la luce; suona un carillon e, per finire, cullalo.
16) Anche il succhiotto può essere una soluzione del problema. D’altra parte è dimostrato che i bambini che succhiano il pollice e i bambini che succhiano a lungo durante la poppata, piangono meno degli altri.
17) Il succhiotto, per il lattante, ha la stessa funzione calmante che ha la sigaretta per l’adulto. Nonostante tutti i possibili interventi, vi sono bebè inconsolabili, che si calmano solo quando sono presi fra le braccia.
18) Prendi quindi tuo figlio in braccio, senza temere di instaurare una cattiva abitudine; egli ha bisogno di essere capito e consolato. Anche se non è nervoso, anche se non ha una colica, può avere altri motivi per piangere.
19) Egli tenta di adattarsi alle nuove condizioni di vita e la cosa non è tanto semplice. Pensaci: prima di nascere era cullato continuamente dai movimenti del tuo corpo; sentiva i battiti del tuo cuore, che gli tenevano compagnia.
20) Era nutrito senza alcuno sforzo, secondo i suoi fabbisogni e, all’improvviso, ecco che si trova in una culla, in un silenzio sconosciuto e in una inquietante solitudine. Quindi, se piange e nulla riesce a calmarlo, prendilo fra le tue braccia, senza timore e cullalo.
21) Ben presto, fra qualche settimana o poco più, quando sarà in grado di tenersi occupato giocando con le sue mani, con le lenzuola, quando sarà attento al succedersi delle ore e dei ritmi della giornata, le poppate, il bagnetto, la passeggiata, ecc.
22) Potrà distrarsi ed aspettarti con più calma. Da questo momento, sarà meglio per te non sollevarlo dalla culla ogni volta che piange, altrimenti correrai il rischio di essere tiranneggiata.
23) Infatti, dopo tre mesi tutto va meglio; le coliche scompaiono e anche queste crisi di pianto quotidiano tendono a ridursi. Il suo sistema nervoso, più maturo, gli permette allora di sopportare meglio ciò che da neonato lo innervosiva e, soprattutto, di interessarsi meglio al mondo che lo circonda.
24) Certo tuo figlio non diventerà di colpo silenzioso: piangerà ancora, ma per altri motivi. Verso i 7-8 mesi, piange per il dispiacere quando ti vede andar via; e, fatto nuovo e da tenere in grande considerazione, piange nel vedere dei volti sconosciuti.
25) Dopo la tristezza scopre la collera: quando tenta, senza successo, di farsi capire, quando non riesce ad afferrare un oggetto, piange di rabbia. Verso i due anni scopre la paura, e questa paura (del buio, degli animali, dei rumori insoliti, ecc.) lo farà piangere.
26) Con il progredire dello sviluppo, con. L’acquisizione della capacità di esprimersi, diventando più abile e più maturo intellettivamente, piangerà sempre meno. Ecco quindi le principali cause di pianto, comuni a tutti i bambini; esse corrispondono alle varie tappe dello sviluppo intellettivo.
27) Ciononostante vi sono lattanti che, per varie ragioni, piangono più di altri. Sono soprattutto quelli che vivono in una atmosfera conflittuale: è certo che un bebè risente del cattivo umore dei genitori.
28) Quando in casa vi è un bambino piccolo, è necessario evitare i litigi e le discussioni violente. Il pianto di un bambino ammalato. Il lattante che urla lontano dall’ora dei pasti, con il viso pallido e contratto, che si contorce, che emette aria e feci malformate, ha un disturbo intestinale.
29) Se questo disturbo persiste, avverti il pediatra. Un raffreddore, i dentini che stanno spuntando (gengive gonfie e rosse, salivazione abbondante), un’otite, un ascesso (alle natiche, ad esempio, in seguito a una iniezione di vaccino), sono tutte possibili cause di pianto.
30) Se bebè piange ed è agitato o, al contrario, sonnolento e prostrato, pallido e inappetente, devi chiamare subito il pediatra e, in attesa, prendergli la temperatura per controllare se ha febbre.
31) In genere non è difficile distinguere il pianto di un bambino ammalato da quello di un bambino sano: quest’ultimo ha un urlo forte, continuo, che non sembra stancarlo, mentre nel bambino ammalato l’urlo è acuto, lacerante, ad accessi; oppure il pianto è lamentoso e può diventare un vero e proprio gemito.

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