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L’ortografia italiana non è semplice, ci si trova, a volte, davanti a parole che non si in che modo scriverle: le regole da seguire esistono, ma sono abbastanza complicate.
Vediamo quali possiamo mettere in pratica senza fatica, in modo da evitare quei marchiani errori che spesso leggo in rete.
 



 
 
Cosa serve per completare questa guida::

 
 - regole ortografiche; - dizionario.

 
Istruzioni:


1) Parliamo delle parole che terminano in -cia e –gia, come camicia e ciliegia.
Al plurale diventano camicie e ciliegie, quindi mantengono la –i, ma altre parole come, ad esempio, lancia al plurale perdono la –i e diventano lance, oppure frecce, o frange.

2) In questo caso la regola da seguire è molto semplice.
E’ sufficiente fare attenzione alla lettera che precede la sillaba –cia e –gia: se prima della sillaba si trova una vocale la –i viene mantenuta anche nel plurale, altrimenti cade.

3) Può sembrare complicato, ma con un esempio si capirà perfettamente.
Prendiamo la parola “provincia”. Prima della sillaba –cia troviamo la consonante, perciò al plurale la –i cadrà e si scriverà “province”.
Invece nella parola “farmacia” prima della sillaba –cia c’è la vocale –a perciò al plurale la –i verrà mantenuta e si scriverà “farmacie”.

4) Le sillabe –cie e –gie devono essere usate anche nelle parole che terminano in –iera e –iere.
Facciamo un esempio.
Scriviamo “crociera” “raggiera” “pasticciere” e “paciere” perché le parole terminano in –iera e
 –iere.

5) Bisogna ricordare che due parole iniziano –cie. Sono cielo e cieco.
Però esistono molti altri casi in cui si scrivono le sillabe –cie e –gie, sono le parole di origini latina, come sufficienza, società ecc.
Purtroppo non possiamo conoscere l’origine di tutte le parole, perciò qualche volta potrà venirci il dubbio se dobbiamo usare o no la –i: c’è un’unica soluzione, bisogna consultare il dizionario.

6) L’uso della –cqu.
Alle elementari si insegna che si scrivono in questo modo tutte le parole che derivano da “acqua”, come acquazzone, acquario ecc., però ci sono altre parole scritte in questo modo come “acquisto”, che regola seguire?

7) Bisogna ascoltare e pronunciare bene la parola, se il suono –qu è raddoppiato, bisognerà utilizzare la sillaba –cqu, perchè in italiano esiste una sola parola con la doppia –q ed è “soqquadro”.
Così scriveremo “acquattarsi” o “nacque”.
La regola non è poi difficile, basta stare attenti.

8) L’uso di –ccu.
La regola da seguire è molto semplice.
Si utilizza questo gruppo di lettere quando sono seguite da una consonante, così scriveremo “accusa” “occupato” ecc.
C’è un’unica eccezione: “taccuino”

9) L’uso di –scie.
Si utilizza questa sillaba per le parole scienza, coscienza e per tutte quelle derivate: quindi, “scienziato” ”incoscienza” ecc.
Fanno eccezione solo “scie” e “usciere”

10) L’uso di –gli
nessuna parola italiana inizia con questo gruppo di lettere, tranne “glielo, gliela, gliele, e glieli”.
Nessun nome proprio contiene “gli”, tranne guglielmo e gigliola, perciò evitate di scrivere emiglio o ligliana.
Per il resto si utilizza “gli” quando la parola non è di origine latina, visto che non è semplice, in caso di dubbio consultate il dizionario.

11) L’uso di –gni
di norma dopo il suono –gn non ci vuole la –i, però fanno eccezione parole come “compagnia” e le voci verbali che contengono “gn”.
Con l’esempio tutto è più chiaro.
Prendiamo il verbo “sognare”: acquista la –i alla prima persona plurale del presente (noi sogniamo) e al congiuntivo presente (che voi sogniate)

12) Ad ogni modo consiglio caldamente di utilizzare il dizionario non appena avete un dubbio sulla corretta grafia di una parola: non c’è niente di peggio che leggere in rete testi che contengono gravi errori ortografici

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